Enzo Pietropaoli

Duolosophy vol.1 | Nota di basso

Da qualche tempo i due musicisti, che hanno sempre prediletto le piccole formazioni, coltivavano l’esigenza di cimentarsi nell’organico del duo, non come soluzione “in mancanza di…” ma come vera e propria urgenza espressiva. La limpidezza del suono, la profonda espressione che può far vibrare le corde dell’anima e nondimeno la libertà  creativa  che si possono avere esprimendosi con un singolo altro musicista sono più difficilmente ottenibili con organici numerosi. Una idea di suono era già vicina alla maturazione così come una parte del repertorio, dovevano solo trovare il giusto compagno di avventura, impresa non facile.

L’incontro tra Enzo Pietropaoli e Emanuele Rastelli è stato risolutivo in entrambi i sensi ed è così iniziata una stimolante avventura musicale. Ciò che li sospinge è una sorta di “filosofia del duo” non inteso come qualcosa di riduttivo, ma come autentico obiettivo. Il repertorio, testimoniato recentemente dalla uscita del cd comprende principalmente composizioni originali ma anche rivisitazioni di classici come Brahms e Corelli interpretati con rigore o rivisitati in maniera imprevedibile e sempre sviluppati attraverso il linguaggio della improvvisazione jazzistica.

Emanuele Rastelli

Ottiene i primi riconoscimenti come grande fisarmonicista, fra i più eclettici sullo scenario internazionale, vincendo il “44° Trophée Mondial de l’Accordéon” nel 1994 e il “Premio internazionale Città di Castelfidardo” nel 1996, occasione nella quale riceve due premi speciali: su 950 musicisti provenienti da tutto il mondo è riconosciuto come “Miglior Talento” e come “Miglior Esecutore ai Bassi”.

UN SOLO !

A essere sincero non sto niente male da solo, anzi…
Ma non sono solo, non si è mai soli di fronte alla musica.
In ogni nota c’è un po’ della mia vita, le sue luci le sue tenebre e ogni differente sfumatura.
La vita precedente, presente e quella futura, la mia storia, i nonni i genitori i figli, le donne che ho amato e che amerò, i musicisti con i quali ho avuto la fortuna di collaborare, quelli che ho solo ascoltato e quelli che mi fanno incazzare, e poi i concerti, innumerevoli, e i chilometri consumati in giro per il pianeta (trattiamolo bene), incalcolabili, e tutte le persone che ho conosciuto, ma anche la solitudine, in una stanza, con lui, il contrabbasso, così ostico e così familiare.
E sopra ogni cosa l’amore, e una nuova bellissima consapevolezza: non è la musica a servire a noi per raggiungere altri obbiettivi, spesso effimeri, la musica è l’obbiettivo, noi musicisti siamo un veicolo per raggiungerlo, abbiamo un privilegio, se lo perseguiamo con onestà la musica ci premia, ogni giorno, concretamente e in maniera profonda.
Un nuovo viaggio è iniziato, sono partito da solo, ma pronto a nuovi incontri.